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Lunèri di Smèmbar


Si chiama "Lunèri di Smèmbar", letteralmente "Lunario degli Smemorati", ed è sicuramente il Calendario vessillo della Romagna e della sua gente. Si presenta in un unico foglio delle dimensioni di 70×50 cm, che riassume in rime dialettali romagnole, la situazione dell‘anno appena trascorso. E’ molto amato e diffuso, e lo si ritrova in ogni taverna o osteria nonchè in moltissime abitazioni.

In Romagna, tra le tante cose bizzarre, c'è anche la passione per il calendari e gli almanacchi e il più famoso tra i romagnoli e sicuramente "E' luneri di Smembar", che tra l'altro è anche uno dei più antichi e belli d'Italia.

Nasce nel 1844 la notte di Capodanno in un'osteria di Faenza. Letteramente significa "Il lunario dei pezzenti", infatti "luneri" significa "lunario" e "smembar" significa "poveraccio, straccione". Ed è appunto dalla gente del popolo che nasce, dai famosi "smembar" che si ritrovavano nelle osterie, che cantavano le canzoni della tradizione romagnola con un fiasco di sangiovese sotto braccio.

Per i contadini era "divino" in quanto spiegava con cura i periodi adatti alle semine e raccolti. Veniva venduto durante le fiere autunnali fino alla fine degli anni 50 da alcuni cantastorie, tra cui il famoso Lorenzo De Antiquis e Piazza Marino, che abbinandone la vendita a lamette da barba e “canzonieri” dove erano stampate parole e musiche delle loro canzoni, ottenevano quasi sempre il tutto esaurito. Comprende, oltre al Calendario vero e proprio, una sezione di “Previsioni e Consigli” che vuol essere d’ aiuto per chi coltiva la terra, e quindi prende nota di lune crescenti e calanti, dei momenti buoni per le semine e delle previsioni del tempo. Vi sono riportate feste e solennità religiose e civili, le eclissi previste ed i detti e proverbi metereologici di origine contadina. I versi in dialetto romagnolo sono opera di Gino ‘d Grapéla ( Gino della Grapela) personaggio noto in ambito locale:



Cari Smembri a i ò fini
S’ai bègh sora a m’ capirì
Mo imbariègh a ‘n sarò mai
Pur se cresceranno i guai!
Un augurio, un bèl bichir,
Cazi veia sti pinsir,
Dla suzèza int la gardela…
Av’ salut …….Gino ‘d Grapela

e tradotto in “italiano”, diventa:

Cari Smemorati , ho finito
Se ci bevo sopra mi capirete
Tanto ubriaco non sarò mai
Pur se cresceranno i guai.
Un augurio, un bel bicchiere
Cacciate via questi pensieri,
Della salsiccia sulla griglia
Vi saluto ….Gino della Grapela



Il Calendario si compone di due parti, una per le canzonette dialettali (le famosissime zirudelle), per le vignette satiriche sulla politica, per le strofe in dialetto romagnolo e per le semine.

L'altra parte invece contiene le indicazioni sulle feste religiose, le levate del sole, i santi romagnoli, le fasi lunari ed eventualmente le eclissi.

Ancora oggi nell’edicole è tra i calendar i più comprato dai romagnoli: stampa oltre 100.000 di copie distribuite in tutta la Romagna, ogni romagnolo lo affigge in casa o nella bottega dove lavora.

Purtroppo i primi numeri sono ormai rarissimi, e i collezionisti che ambiscono di averli, pagano cifre da capogiro quelle annate ormai introvabili.

Dal 1989 il lunario, sempre nella sua veste grafica tradizionale, è passato dal bianco e nero al colore.


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